Non parlar di corde... in casa del violinista!



di Andrea Scaramella

Andrea Scaramella è un caro amico e da sempre chiedo consiglio a lui sul violino... e sulle corde!
Ho deciso di dedicare qualche post proprio a questo argomento così interessante.
Lascio a lui la parola e lo ringrazio per il prezioso contributo.

 

La mia ossessione giovanile era quella delle corde in budello: “il suono che puoi avere con quelle è il migliore” mi dicevano tutti, il mio insegnante di conservatorio in testa.
I miei ideali di suono a quel tempo erano (e lo sono tuttora) Oistrakh, Milstein, Gulli ed Uto Ughi. Ed ognuno di loro usava le Pirastro Eudoxa.
Quindi sul mio violino di allora, appena le mie finanze me lo permisero, montai le Pirastro Eudoxa Stiff senza indugio. Ma il suono che ne derivava non era proprio quello che volevo, lo trovavo piuttosto scuro e poco definito. Inoltre dovevo articolare i passaggi veloci con fatica ed accordare in continuazione, soprattutto se le avevo montate da poco. Avevo poi notato un certo “cedimento” nel volume dopo un paio di mesi di uso ed il La presentava problemi di emissione, visto che “gracchiava” ad ogni arcata pesante. Insomma non erano un passo in avanti significativo rispetto le solite Thomastik Dominant, corde con l’anima in perlon, che montavo precedentemente.
Pensai allora alle costosissime Oliv, e dopo avere deglutito abbondantemente per lo spavento dovuto al loro prezzo, mi decisi ad acquistarle. Naturalmente seguii i suggerimenti del mio insegnante di conservatorio : “spessori grossi, Sol Stiff e Re in argento” recitava sicuro di se. Queste corde erano molto più sonore, brillanti e reattive delle precedenti, e anche in termini di durata erano superiori, il che bilanciava non poco l'assai più elevato prezzo di acquisto.
Complice una buona messa a punto dell’anima e del ponte, fui molto contento per un discreto periodo fino a quando un malaugurato giorno mi si ruppe un Sol dopo un paio di settimane. Ne montai un altro subito, ma anche questo fece la stessa fine dopo altrettante due settimane. Al terzo doloroso “salasso” che durò poco di più dei due precedenti, decisi di chiudere, con qualche rimpianto, la mia esperienza con le Oliv. Sfortunatamente la qualità dell’anima in budello di queste corde non era più la stessa e le rotture diventavano piuttosto frequenti.
E da lì cominciai una lunga ricerca.
Da allora sono passati molti anni, e le prove sono state parecchie: ciò mi ha portato a testare tutti i tipi possibili di corde sui miei violini, con l'eccezione di un paio di ultime novità.
La Pirastro aveva tentato di contrastare la principale avversaria Thomastik, dominatrice del mercato con le Dominant, lanciando prima le Synoxa e poi le Tonica, evoluzioni successive delle pietosissime Aricore. Si trattavano sempre di corde con l'anima in perlon: bocciate le Aricore (afone e senza armonici) e le Synoxa (più brillanti ma dal suono poco corposo e poco durevoli) da parte mia, per un breve periodo trovai pace con le Tonica che mi sembravano un giusto compromesso tra morbidezza, reattività, suono potente e scorrevole. Ma restavano un compromesso, non certo il massimo possibile e comunque lontane dal mio suono ideale.
Altre concorrenti delle Dominant e delle Tonica era le Corelli Crystal e le Alliance (prima versione) della Savarez, le prime con l’anima in un altro derivato del perlon (stabilon), le seconde con l’anima in kevlar, vera novità. Pur avendo entrambe una corposità di suono superiore alle 2 precedenti, mancavano di elasticità per via della loro esagerata tensione (ciò che dava corposità al suono) rendendo assai problematica l’articolazione dei passaggi veloci. La quantità di armonici era inferiore alle Dominant nel caso delle Crystal, invece abbastanza vicina per le Alliance. Anche l’avvolgimento di tutte queste corde, di qualità inferiore alle concorrenti, si ossidava molto facilmente e deteriorava rapidamente sotto l’azione del sudore delle dita. Le Alliance inoltre erano molto care.
In seguito, la prima vera novità prodotta dalla Thomastik; dopo anni di Dominant sul mercato, vengono lanciate le Infeld con l'anima in kevlar in 2 versioni: Rosse (suono scuro) e Blu (suono brillante). Per qualche tempo le usai entrambe, concludendo alla fine che le Rosse erano gradevolissime sotto l'orecchio, ma ascoltate da lontano piuttosto deludenti poichè il suono non “correva”, mentre le Blu erano esattamente il contrario: più sgradevoli sotto l'orecchio ma con una buona portata per l'ascolto da lontano. In entrambi i casi notavo che la quantità di armonici che emettevano erano inferiori rispetto alle precedenti Dominant, e così pure la durata per cui ero punto e da capo.
La Pirastro annunciò a quel punto una novità, con grande battage pubblicitario: le Obligato! Grande mistero della casa produttrice sul materiale impiegato per l’anima e grande novità del Re in argento! “Sai che novità!!” dico io: il Re in argento esiste da anni sulle Dominant…
Tutti i colleghi correvano a comprarle, ma sentendo il suono che producevano sui loro violini restavo piuttosto scettico. Difatti, recuperata gratuitamente una muta dal servizio clienti della Pirastro, rimanevo deluso dalla povertà di armonici che queste corde emettevano: in breve non differivano molto dalle Infeld Rosse, pur essendo molto più care.
La Pirastro iniziò da quel momento a sfornare derivati simili, sempre basati sullo stesso materiale (o multifilamento come lo definiscono loro) e stessa tecnologia: le famose Evah Pirazzi (potentissime, brillanti ma molto rigide, assai tese e poco durevoli), le Violino (ancora più morbide delle Obligato ed abbastanza simili alle Aricore), ed infine le Wondertone Solo, una via di mezzo tra le Obligato e le Evah Pirazzi, forse le migliori tra le quattro. In tutti questi casi sul mio violino il loro rendimento era inferiore per qualità e portata di suono, e per durata rispetto le Dominant. “Dopo averle provate tutte, sempre alle Dominant si ritorna!” recita un detto piuttosto comune tra i violinisti.
La Thomastik non restò a guardare: dopo 2 anni di test intensivi vennero lanciate le Vision, con anima in fibra di carbonio, in ben tre versioni: normale, Titanium Solo e Titanium Orchestra.
A queste tre versioni se ne aggiunse un paio d’anni dopo la versione Solo, giusto per fare un po’ di confusione. Ebbi modo di avere una muta omaggio delle Vision normali dal reparto Materiali e Ricerca della Thomastik ancora prima della loro commercializzazione, e finalmente rimasi soddisfatto del loro rendimento, tanto da acquistarle successivamente. Avevo l’impressione di aver trovato qualcosa di alternativo alle Dominant, altrettanto durevoli e con ottima qualità di suono, ben definito e focalizzato (finalmente!), e con notevole prontezza e reattività nei passi veloci.
Ma la muta successiva fu invece deludente: la disparità di rendimento tra la versione “prototipo” e la versione commerciale era notevole, specie per la durata. Scoprii così che le versioni prototipo delle corde vengono sempre realizzate a mano dal tecnico che ne cura lo sviluppo, diversamente dalle versioni commerciali che sono realizzate a macchina con minor cura. E ciò fa la differenza.
Provai quindi le altre tre versioni ed effettivamente sia le Vision Titanium Solo che le Vision Solo, ma non le Titanium Orchestra (mamma mia che confusione!), risultavano migliori delle Vision normali, le prime più metalliche e brillanti, le seconde più scure, entrambe dal suono potente, molto focalizzato e definito e con una durata accettabile. Per contro non concedevano raffinatezze di emissione e di colore che le Dominant permettevano, e costringevano, al pari delle varie Evah Pirazzi, Obligato e Wordentone Solo, ad un maggior sforzo con l’arco e a tutto ciò che ne conseguiva: arco più teso, pece più adesiva, crini rotti con maggior facilità. Le Titanium Orchestra erano le meno focalizzate del lotto e con meno armonici, con un suono piuttosto deludente ascoltando da lontano in sala da concerto.
Alla fine avevo constatato che il suono risultante di tutte queste corde testate era comunque lontano dai miei ideali giovanili, ma osservavo che anche nel gusto dei musicisti e specificatamente dei violinisti stava cambiando.
(Segue)






Dove l'acqua si ferma

"... vedete lì, dove l'acqua arriva... sale sulla spiaggia e poi si ferma... ecco, proprio quel punto, dove si ferma... dura proprio solo un attimo, guardate, ecco, ad esempio, lì, vedete che dura solo un attimo, poi sparisce, ma se uno riuscisse a fermare quell'attimo... quando l'acqua si ferma, proprio quel punto, quella curva... è quello che io studio. Dove l'acqua si ferma.
("Oceano Mare" Alessandro Baricco, ed. Feltrinelli, pag. 33).

L'attimo impercettibile in cui si ferma l'acqua.... o una palla che rimbalza; gli intervalli tra le parole (che sembrano un tuttuno ma non lo sono).... o ancora il respiro.

Quando si suona è lo stesso: c'è un momento impercettibile, quasi sospeso, in cui il suono sembra fermarsi anche se in realtà non si ferma. C'è un momento in cui il suono potrebbe risuonare all'infinito...

Bisognerebbe suonare pensando sempre a questo momento, respirando, aspettando fino all'ultimo istante, fino a quando "il suono si ferma". C'è tempo, non c'è fretta. Ogni nota può essere gustata fino alla fine, senza l'ansia di quella successiva.
Si possono suonare corde vuote, scale, brani facili, sempre facendo attenzione a "quello che c'è fra una nota e l'altra". Più si lavora su questo più aumenta la consapevolezza del mondo nascosto che c'è tra le note.