Parla con lui

La musica e il linguaggio hanno moltissimo in comune, anche se, al contrario di quanto a volte si pensa,  la musica non è un linguaggio universale.
Cosa significa? Che ogni popolazione ha un suo concetto di musica, così come esprime in modo differente gli stati d'animo. A tal proposito consiglio un libro illuminante di Sloboda intitolato "La mente musicale".

Quello che mi interessa e che riguarda da vicino lo strumento è il parlare attraverso la musica, esprimersi sempre attraverso di essa, anche quando si esegue uno studio di Curci..... anche Sevcik, suvvia!
Quando suoniamo un brano musicale abbiamo la possibilità di eseguirlo come una noiosissima sequenza ritmica (fosse anche un capolavoro della storia della musica) o come qualcosa di sensato.
A prescindere dalla nostra tecnica e dal livello raggiunto, come possiamo fare per dare un senso a quello che suoniamo?
Per me è molto importante capire innanzitutto l'articolazione delle brevi sequenze ritmiche, poi quella armonica e delle frasi.
Per sequenze ritmiche intendo terzine o quartine (eccetera), figurazioni in battere o in levare e così via. Si può pensare alle sequenze ritmiche come a delle parole: ai bambini, per esempio, di fronte alle quartine, chiedo di suonare la parola "tavolino" con il violino. Le parole ci aiutano a capire bene dove si trova  l'accento, ci aiutano a "parlare" con il nostro strumento, evitando di appoggiarsi dove l'arco vuole o dove il braccio cade per forza di gravità! Spesso i problemi tecnici ci portano ad accenti e appoggi sbagliati; ci portano a parlare senza un senso musicale. Un po' come chi parla una lingua straniera.
Di fronte a una sequenza ritmica proviamo prima a ripetere la parola corrispondente nella nostra testa, a immaginarla, a farla risuonare dentro di noi.... e poi a suonarla con le corde vuote. Poi ad eseguire un passaggio pensando a questa.

Il passaggio successivo sarà quello delle frasi musicali. Prima di tutto (magari con l'aiuto dell'insegnante), cerchiamo di capire dove iniziano e dove finiscono.... Poi diamo un senso ad ogni frase, iniziandola con gli appoggi giusti e concludendola sempre con grazia e morbidezza. Pensiamo a un dialogo tra persone diverse, a personaggi di un'opera lirica.

Ricordiamoci sempre di dare un senso a quello che suoniamo; anche se sbagliato sarà sicuramente più interessante di una ripetizione meccanica di note accostate tra loro.
Cerchiamo di parlare sempre attraverso il nostro strumento.




Equilibrio...


Sono convinta che il violino si suoni grazie all’equilibrio del nostro corpo.
Prima di tutto la postura: i piedi ben saldi al suolo, il busto che sostiene, il collo libero e la testa e le braccia che fluttuano nell’aria.

Arriviamo all’arco e allo strumento.
Si dice spesso che si suona con l’indice; è vero, così come è vero che al tallone si utilizza soprattutto il mignolo. Ma è anche vero che l’equilibrio delle cinque dita aiuta a scaricare la forza da ognuna di esse.
E’ l’equilibrio dell’insieme che ci permette di avere forza e eliminare la tensione. Se io riesco a sostenere l’arco con tutte e cinque le dita, come se lo passassi continuamente da un dito all’altro, riuscirò ad alleggerire la presa e a capire meglio cos’è l’appoggio del braccio.
Provate a suonare togliendo le dita dall’arco: togliendo l’indice dalla punta si capisce la sua importanza, così come eliminando il mignolo dal tallone. Lo stesso vale per la “contropressione” esercitata dal pollice, di fondamentale importanza! Ogni dito ha una importanza enorme in ogni punto dell’arco ma viene amplificata solo se condivisa con le altre dita!

Lo stesso vale per la nostra parte sinistra. Il violino si tiene grazie all’equilibrio di una serie di elementi: l’appoggio sulla clavicola, la base del pollice e dell’indice e la mandibola, ossia il peso della testa.
Posso capire questo isolando i vari punti: provate a suonare senza l’aiuto della mandibola (con o senza spalliera, non cambia nulla). Ovviamente con l’aiuto della base del pollice e dell’indice. All’inizio sembra impossibile, poi come per magia si trova un punto preciso in cui lo strumento si tiene quasi da solo. Suonando senza mandibola il violino si muove molto e non si riesce a suonare con facilità; lo scopo non è suonare bene ma trovare un modo rilassato di tenere lo strumento.
Quando poi si torna a suonare con la mandibola il nostro corpo si ricorda che il lavoro non è solo suo ma è condiviso con l’appoggio sulla clavicola e sullla mano sinistra. In questo modo si eviterà di serrare i denti come un mastino napoletano sull’osso della bistecca!