Studio ma non solo

Quando studiamo, chiusi nella nostra stanza, da soli, qualsiasi difficoltà (tecnica o musicale) si ingigantisce. Sapere che la maggior parte dei musicisti combatte con la fatica giornaliera dello studio, con le difficoltà teniche, con le tensioni muscolari e soprattutto con la grande emozione dell'esibizione in pubblico.... ci rassicura. Leggere è molto importante.
Non solo, a volte lo spazio che dedichiamo "a tutto il resto" è poco. Affrontiamo la tecnica, gli studi e i brani, ma non come arrivare a essere musicisti, fisicamente ed emotivamente.

Questi libri mi sono stati molto utili (presto arriveranno dei video):


Training mentale per il musicista
Renate Klöppel
Edizioni Curci EC 11524


Maestro di te stesso. Guida pratica alla realizzazione artistica e personale del musicista con gli strumenti della Programmazione Neuro Linguistica (PNL)

Federica Righini - Riccardo Zadra - Pietro Righini
EdizioniCurci


La paura del pubblico. Cause e rimedi
Havas Kató
Editore Cremonabooks



L’arte di esercitarsi. Guida per fare musica dal cuore
Madeline Bruser
Collana I diapason | Musica (EDT)


Il violino interiore
Dominique Hoppenot
Edizioni Cremonabooks







L'arte della memoria

Se proviamo a immaginare un mondo in cui nulla è scritto ma si tramanda oralmente, forse possiamo capire quanta importanza potesse avere, nell'antichità, la memoria. L'arte della memoria è strettamente legata alla cultura, all'arte oratoria, alla letteratura... e ad aspetti magici e occultistici.
Con l'avvento della scrittura, nonostante i progressi e l'evoluzione che questa ha portato, la memoria ha perso importanza e il ruolo fondamentale che aveva nella cultura antica.
Per quanto riguarda la musica il discorso non è diverso: anticamente si tramandavano le melodie solo ascoltando e ripetendo, così come, fino al 1800, i musicisti sapevano improvvisare e suonare senza leggere (parlo dei musicisti classici). Indubbiamente questa capacità si è quasi persa del tutto. Pensiamo alle cadenze dei concerti che un tempo erano improvvisate e ora sono scritte per esteso; per non parlare della dinamica.

Proviamo a esercitare giornalmente la nostra memoria.

Innanzitutto con le scale: suoniamo sempre le scale e gli arpeggi a memoria, partendo sia dalla tonica sia da una nota qualsiasi (per esempio do maggiore partendo dal sol vuoto). Poi si affronteranno le scale per terze, quarte, quinte, seste e settime - non parlo di quelle a doppie corde, ovviamente. IMPORTANTISSIMO: cerchiamo di avere sempre presente la tonalità e gli intervalli che suoniamo, come se fossero un'immagine mentale: se vedo una quinta giusta, per esempio, saprò immediatamente che è lo stesso dito su corde diverse. Deve diventare un fatto meccanico e visivo: la vista è il senso più sviluppato. Se io associo la posizione del dito (come immagine) al suono, non dovrò fare ogni volta un calcolo algebrico per sapere dove si trova la nota che suono, soprattutto se ha strane alterazioni o è in posizioni diverse dalla prima.
Fate una prova: se non ricordate un nome associatelo a un'immagine e vedrete che funzionerà.

Infine brevi e semplicissime melodie, cercando prima di trovarle a orecchio, poi di eseguirle con disinvoltura partendo da note o corde diverse; chi riesce anche in posizioni più acute. Da un iniziale "Fra Martino", giorno dopo giorno, arriveremo a melodie sempre più complesse; e lo sforzo iniziale del trasporto (che ci farà avere la sensazione dei neuroni che scalano l'Everest) assumerà connotati più umani. E poi suonate comunque, senza leggere, improvvisate... divertitevi! La mancanza di lettura svilupperà maggiormente la concentrazione dell'orecchio.


ps: consiglio vivamente questo libro, illuminante non solo per quello che ho scritto





Bisogno compulsivo

C'è una grande differenza tra mangiare con gusto, insieme agli altri (ma anche soli), il fine settimana o occasionalmente, e avere una crisi che ci porta a finire una tavoletta di cioccolata fondente. Così come c'è differenza tra cercare un rapporto per bisogno e quello che si prova quando si è indipendenti, quando si sa stare soli e si decide, per amore, di vivere una relazione. Oppure quando si compra un paio di scarpe o un vestito perché ci servono o perché ci piacciono e quando invece ci si butta sugli acquisti compulsivamente, magari pentendosi poco dopo.
La differenza tra bisogno (o compulsività) e consapevolezza di quello che si fa è molto importante.
In questi giorni penso che a volte lo strumento si suoni in modo compulsivo e per il bisogno di sapere che le note sono lì, che non le abbiamo dimenticate. Come se dovessimo controllare se sappiamo ancora suonare. Un pittore si alza la mattina e può vedere in un attimo il lavoro del giorno prima; il musicista no. Il musicista non sa se il passaggio studiato ore e ore il giorno prima l'indomani verrà. Di sicuro è una sensazione con la quale il musicista deve fare i conti. Però c'è differenza tra controllo ossessivo e studio attento e consapevole.
Se il controllo fosse rapido non ci sarebbe alcun problema (come quando controllo se ho chiuso il gas); il problema però è che ci porta via tempo e molta energia, spesso negativa. Se devo controllare come e se so suonare uno studio, le scale e i brani eccetera il tempo scorrerà via; inoltre suonerò in modo teso, con ansia, preoccupato solo di sapere che tutto è a posto e con il pensiero di non sbagliare. Non solo, starò attento solo a giudicarmi.
Lo studio vero e proprio, invece, dovrebbe portare sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. Studiare, come sempre lentamente, significa far capire al corpo  come eseguire i passaggi difficili, coinvolgendo tutto quello che ci permette di essere presenti. Studiare significa essere consapevoli che poi il passaggio verrà. Dobbiamo imparare a capire come e quanto tempo impiegheremo.
Mi spiego meglio: se ho un passaggio difficile di quartine mi occuperò prima solo dell'arco con le corde vuote (e di come gestirlo nei cambi di corda); poi delle singole quartine con numerose varianti; poi della singola quartina seguita da una nota successiva; poi potrò variare le arcate (legato, legato a due, staccato....). La lista è lunga.... Diciamo che è la strada più lunga ma più efficace.
Se ripeto ossessivamente, magari di corsa, delle quartine che non vengono, sbattendo i piedi per terra e imprecando non arriverò a nulla. Dopo una settimana (o un mese, due, tre) di uno studio consapevole, invece, il passaggio verrà. Basta avere fiducia nella capacità dello studio - e anche nelle nostre.





Urbino e la gioia della musica


Urbino è un luogo magico, che emana cultura da ogni pietra. Quando si arriva da Borgo Mercatale si rimane incantati dallo splendido Palazzo Ducale, elegante, bellissimo, direi perfetto così come "La città ideale" che è esposta al suo interno.
A luglio la cittadina si trasforma grazie al Festival di Musica Antica, arrivato quest'anno alla quarantacinquesima edizione. Una manifestazione che, oltre a offrire ai partecipanti masterclass e concerti, fa "risuonare" la città. Da ogni finestra arrivano suoni antichi: viole da gamba, liuti, flauti dolci e traversieri, violini.... E in ogni angolo c'è un musicista che studia, che prova, che si diverte nelle danze organizzate da Paola Della Camera. Ci sono alcuni negozianti che aprono solo poche ore al giorno perché frequentano i corsi!
Quest'anno ho avuto la fortuna di tenere (insieme a Sara Bennici e Ludovica Scoppola), all'interno del Festival di Musica Antica, un corso destinato ai più piccoli. Un'esperienza davvero fantastica!
Bambini e ragazzi, dagli 8 ai 16 anni, si sono ritrovati per studiare e fare musica insieme. Una settimana intensa che si è conclusa con il concerto-saggio finale, sabato 27 luglio, nell'aula magna della scuola Pascoli.
E' stato straordinario vedere la professionalità dei più grandi, che per la prima volta hanno suonato in un ensemble ristretto (con soli sei violini) i concerti per flauto dolce e altri brani per due o quattro strumenti solisti tra i quali il concerto per quattro violini di Telemann e l'Aria sopra la Bergamasca di Uccellini.  I più piccolini sono stati in grado di eseguire un quartetto e di suonare all'interno di in un'orchestra formata da tutti gli allievi del corso.
E' stato molto emozionante vedere la passione, l'entusiasmo, la gioia di far musica insieme; vederli scappare a casa a studiare alla fine delle lezioni; ascoltare lingue diverse (italiano e francese) unite grazie alla musica... Vederli fare capoccella dai palchetti del Teatro Sanzio in occasione dei concerti… e osservare tanti piccoli musicisti girare da soli per Urbino, per la prima volta senza genitori - forse meno tranquilli....? :D

Grazie a Sara Bennici e Ludovica Scoppola
Grazie agli allievi che hanno partecipato e ai genitori che li hanno sostenuti
Grazie all'organizzazione del Festival di Musica Antica